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La "muta" delle Caridine e Neocaridine

scritto da Andrea Gaudio (aka tek86) il 04 ottobre 2012

Tutti noi sappiamo come avviene la muta fisicamente, ma questa delicata fase non è una cosa cosi semplice per l’animale, c’è una preparazione particolare da parte di quest’ultimo. Vediamo nello specifico cosa accade.

Il problema della crescita, a dispetto di un esoscheletro rigido è risolto, nei crostacei e negli altri artropodi, mediante l’ecdisi (dal greco ekdysis, spogilarsi), la perdita periodica della vecchia cuticola con la formazione di una nuova più grande. Le mute sono più frequenti durante gli stadi larvali e/o e diventano più rare quando l`animale raggiunge la condizione adulta. Sebbene la vera perdita della cuticola si manifesti ciclicamente, il processo di muta e la sua preparazione, che comprende l’accumulo delle riserve necessarie e dei cambiamenti nel tegumento, sono fenomeni continui che persistono per quasi tutta la vita dell’animale.

Durante ciascun periodo di pre—muta la vecchia cuticola diviene più sottile e i sali inorganici vengono rimossi da essa e accumulati nei tessuti. Vengono immagazzinate anche altre riserve organiche e inorganiche. L’epidermide sottostante inizia a crescere per divisione cellulare; secerne dapprima un nuovo strato interno di epicuticola e poi gli enzimi che digeriscono gli strati più interni della vecchia endocuticola (Figura 1-5). Gradualmente si forma quindi una nuova cuticola all’interno della vecchia in corso di degenerazione. Infine, avviene l’ecdisi vera e propria, quando la vecchia cuticola si spacca, di solito lungo una linea dorsale mediana, ed esce l’animale. A questo punto l'animale, assumendo aria o acqua, si gonfia per distendere al massimo la sua nuova cuticola. Durante il periodo post-muta la cuticola si irrobustisce, il suo strato esterno si rinforza mediante tannazione, mentre lo strato piu interno si irrobustisce grazie al deposito dei sali inorganici e degli altri composti accumulati in precedenza. Di solito l’animale e molto poco attivo durante questo periodo, in quanto trovandosi nell’impossibilita di difendersi e particolarmente vulnerabile ai predatori. E' stato dimostrato che sia nei crostacei sia negli insetti l’ecdisi è sotto controllo ormonale, ma spesso il processo inizia grazie a uno stimolo percepito dal sistema nervoso centrale. Nei decapodi l'azione dello stimolo consiste nel ridurre la produzione di un ormone inibitore della muta, secreto dalle cellule neurosecernenti nell'organo del peduncolo ottico (X), quando il livello di questo ormone cala, gli organi prossimi alle mandibole (Y) secernono l'ormone della muta. Questo secondo ormone da inizio al processo che porterò alla pre-muta.




1. Condizione di intermuta.




2. Durante la pre-muta, la vecchia procuticola si separa
dall’epidermide, che secerne la nuova epicuticola.






3. Quando la nuova esocuticola è secreta, il liquido esuviale dissolve
la vecchia endocuticola e i prodotti in soluzione vengono riassorbiti.






4. Durante l’ecdisi, la vecchia epicuticola e l’esocuticola si distaccano.





5. Durante la post-muta, la nuova cuticola viene
allungata e distesa mentre viene secreta l’endocuticola.



Altre funzioni endocrine e qualche curiosità

La colorazione dei crostacei deriva in larga parte dai pigmenti presenti in speciali cellule ramificate dell'epidermide (Cromatofori). I Cromatofori sono in grado di cambiare colore concentrando granuli di pigmento al centro di ciascuna cellula, il che provoca un effetto di schiarimento, o disperdendo il pigmento nell'intera cellula, il che provoca uno scurimento del colore. Le cellule neurosecernenti del peduncolo ottico controllano il comportamento dei cromatofori. Gli ormoni neurosecreti svolgono anche un’azione di controllo sul pigmento degli occhi, per L'adattamento al buio o alla luce, mentre altri ormoni neurosecreti controllano la frequenza e l’ampiezza del battito cardiaco. Le ghiandole androgeniche, che non sono neurosecernenti, sono presenti nei maschi dei malacostraci e il loro secreto stimola l’espressione delle caratteristiche sessuali maschili. Se queste ghiandole androgene vengono artificialmente impiantate in una femmina, i suoi ovari si trasformano in testicoli e cominciano a produrre spermatozoi, mentre le sue appendici, alla muta seguente, acquisiranno le caratteristiche maschili.


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Testo e immagini di Andrea Gaudio (aka tek86).
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